Il Dilemma del Porcospino

“La giusta vicinanza con l’altro”

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” La lontananza che rimpicciolisce gli oggetti
all’occhio li ingrandisce al pensiero ”
– Arthur Schopenhauer –


Oggi è il 151esimo giorno di questo impaurito e nebbioso anno.
Il cielo non è affatto pulito e tra guanti e mascherine di ogni sorta,
l’aria assume la forma della polvere.

C’è inquietudine, fobia misto timore in uno stato di fermo che
ha solo l’illusione dell’immobilità poichè tutto è in perenne movimento,
tutto è un durevole mutamento in un continuo contrasto tra gli opposti.
Quella dissonanza che per Eraclito era: l’Armonia delle cose.

Chiusi, confinati, distanti.

Costretti all’Ascolto Vivo, reale del nostro dentro, fatto non di
precisi metri quadri ma da una incommensurabile vastità.
Quel dentro che mira al cuore in modo: ritroso, timido ma
perseverante come il pianto di un bambino.

Obbligati “finalmente” in questo lungo periodo di isolamento a
dare ascolto a quel pianto a quell’incessante vocina che
risiede tra petto e diaframma e che ripete in
modo continuato fin dal primo giorno:

“Dimmi di cosa hai paura e ti dirò chi siamo”.

C’è chi ha dato ascolto a quel sentire e chi invece ha
usato più lievito che coraggio, mantenendo le giuste distanze non
solo dal virus e dalle innumerevoli paure ma sopratutto da Se stesso.

Parlando di Distanze…

L’uomo da sempre è un essere poco avvezzo
alle Distanze e alla solitudine,
per questo motivo
ha edificato una società fondata sui rapporti umani e

sullo scambio tra persone.

Oltre a tutto questo, siamo anche esseri alla
continua ricerca di altro,
qualcosa che ancora non abbiamo;
per questo motivo siamo volubili e

poco orientati verso le relazioni durature e stabili.

Tentiamo da sempre di generare legami forti e
duraturi con altre persone, ma
proprio quando la
vicinanza con l’altro si riduce sensibilmente ci

si espone apertamente ad ogni tipo di paura.
Non a caso quando si entra in maggior intimità con
una persona si
rischiano i dolori più profondi, ma
in maniera contrapposta anche
rimanendo lontani
non si ha la possibilità di sopperire al
freddo con
il calore umano, vitale per l’uomo.

 

Il filosofo Arthur Schopenhauer è passato alla storia
generando una delle più acute ed
esaustive metafore del
ventesimo secolo il  Dilemma del porcospino, attraverso il

quale l’autore, meditando sulla difficoltà del vivere in
gruppo e di mantenere la
giusta distanza nei rapporti con
le persone per non ferirsi l’un l’altro si
pone la precisa domanda:

Qual’è la giusta distanza da dover acquisire
all’interno delle relazioni affettive?

E illustra nella raccolta “Parerga e Paralipomena”, la seguente Storia:

“Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si
strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco,

dal rimanere assiderati.
Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche;
il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro.
Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò
di nuovo a stare insieme, si
ripeté quell’altro malanno;
di modo che venivano sballottati avanti e

indietro tra due mali: il freddo e il dolore.
Tutto questo durò finché non ebbero trovato una
moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro
la migliore posizione”.

E’ una vera e propria metafora sulla difficoltà della ricerca di
una migliore intimità tra le persone.
Secondo Schopenhauer, la soluzione è tutta nella giusta, precisa,
quadrata distanza che rappresenta la via maestra per mettersi al
riparo da ciò che può ferire dall’interno o dall’esterno.

Come sempre non esiste una risposta universale ma

Si potrebbe dire che prescegliere la vita solitaria come soluzione per
paura di ferirsi e soffrire, genera sofferenza, così come il troppo freddo.
Mentre approvare l’aprirsi, scegliere l’incontro, l’avvicinamento ai
rapporti umani, all’altro non è una certezza ma una scommessa.

Mai come in questi giorni la distanza è la parola Padrone che genera 
nuovi ragionamenti, nuovi modi di comportarsi, nuove maniere.

Dovemmo essere distanti al mare, sul bus, in
metropolitana e nella libreria di fiducia.
Dovremmo accettare il continuo cambiamento e
l’imprevedibilità del virus, facendo leva
sulla nostra capacità di adattamento.
E, infine, tra le varie distanze, abituarci a ricercare 
quell’equilibrio “di calore e distanza”, 

“imparando a costruire recinti per proteggerci,
  senza mai dimenticare come si apre la porta, per lasciar entrare”.

Buon Sabato
con Amore, Manù.


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